C'è un interruttore che quasi nessuno usa mai. Non quello del telecomando, che tutti conoscono, ma quello fisico sul retro o sul lato del televisore, oppure la ciabatta con l'interruttore a cui è collegato l'impianto home entertainment. Eppure è proprio quella piccola azione — spegnere davvero la TV, toglierle l'alimentazione — a fare la differenza su una voce di spesa che molte famiglie italiane non considerano nemmeno: il consumo in stand-by.
La modalità stand-by è quella condizione in cui l'apparecchio sembra spento ma in realtà non lo è. Il piccolo led rosso o bianco che lampeggia o rimane fisso sul frontale del televisore è la spia visibile di un processo che continua ininterrottamente: l'elettronica interna rimane sotto tensione, il ricevitore infrarossi resta attivo in attesa del segnale del telecomando, i chip di gestione del software restano operativi. In alcuni modelli recenti, si aggiungono la connessione Wi-Fi sempre attiva per gli aggiornamenti automatici e le funzioni smart, e persino la ricezione di comandi vocali. Tutto questo ha un costo energetico che si accumula giorno dopo giorno, mese dopo mese.
La fisica del problema: watt, ore e chilowattora
Per capire concretamente di cosa si parla, è utile ragionare in termini di consumo energetico reale. I televisori moderni, soprattutto i modelli LED e OLED di medie e grandi dimensioni, consumano in stand-by una quantità di energia che varia in base alla marca, al modello e alle funzioni smart abilitate. I televisori di fascia media con funzionalità smart attive possono consumare in stand-by tra 0,5 watt e 5 watt, ma esistono modelli, soprattutto meno recenti o di fascia bassa, che superano questa soglia. Se consideriamo un consumo medio di stand-by di circa 2 watt per un televisore moderno e di circa 8-10 watt per un apparecchio più datato, il calcolo diventa interessante.
Prendiamo un televisore di media generazione con un consumo in stand-by di 3 watt. In un'ora consuma 3 Wh (wattora). In 24 ore, 72 Wh. In un anno, 72 Wh moltiplicato per 365 giorni fa 26.280 Wh, ovvero circa 26 kilowattora. Applicando una tariffa media dell'energia elettrica per uso domestico — che in Italia nel corso del 2024 si è attestata attorno a valori compresi tra 0,20 e 0,30 euro per kilowattora, al netto di tasse e oneri di sistema — si ottiene una spesa annua compresa tra circa 5 e 8 euro per quel singolo apparecchio.
Può sembrare poco. Ma cambia tutto se si allarga la prospettiva. In una casa con tre televisori — scenario tutt'altro che raro nelle famiglie italiane, dove spesso c'è un apparecchio in soggiorno, uno in camera da letto e uno in cucina o in una stanza dei ragazzi — la spesa si triplica. E se almeno uno di quei televisori è un modello più vecchio, con consumi in stand-by più elevati, la cifra sale ulteriormente. Non solo: alla TV si aggiungono il decoder, il soundbar, la console di gioco, il lettore Blu-ray, il proiettore. Tutti dispositivi che spesso restano in stand-by costante. L'intero comparto entertainment domestico può facilmente consumare tra 15 e 30 watt in modo continuativo, H24, per 365 giorni l'anno.
Il confronto con altri elettrodomestici mette tutto in prospettiva
Uno degli esercizi più efficaci per visualizzare l'impatto dello stand-by è confrontarlo con altri consumi domestici. Un frigorifero di classe A+++ da 300 litri consuma mediamente tra 100 e 150 kilowattora all'anno di energia attiva, ma lo fa svolgendo una funzione essenziale: conservare gli alimenti. Lo stand-by di un televisore, invece, non produce alcun vantaggio pratico: il televisore resta semplicemente pronto ad accendersi in pochi secondi in più rispetto a uno spento completamente.
Questo è il punto centrale del dibattito sull'efficienza energetica domestica: lo stand-by è energia sprecata in senso assoluto. Non riscalda, non illumina, non conserva, non intrattiene. Semplicemente mantiene un dispositivo in uno stato di attesa che nella stragrande maggioranza dei casi non serve, perché il televisore viene riacceso con il telecomando in qualsiasi momento e i secondi risparmiati rispetto a un avvio da zero sono ormai irrilevanti con le tecnologie attuali.
Quante famiglie italiane sono coinvolte
L'Istat rileva periodicamente la diffusione degli elettrodomestici nelle abitazioni italiane. I televisori sono tra i dispositivi più capillari: praticamente ogni famiglia ne possiede almeno uno, e una quota significativa ne ha due o più. Se si stima che in Italia ci siano circa 26 milioni di nuclei familiari e che ciascuno abbia in media almeno due televisori, si parla di oltre 50 milioni di apparecchi. Aggiungendo decoder, soundbar e console, il numero di dispositivi audiovisivi in stand-by continuativo nel Paese si avvicina facilmente a cifre a tre zeri in termini di milioni di unità.
Anche con consumi medi contenuti, l'effetto aggregato è enorme. Non è un caso che l'Unione Europea abbia affrontato la questione con specifici regolamenti sull'ecodesign, che impongono ai produttori limiti massimi di consumo in stand-by. Il regolamento europeo 1275/2008, e le sue successive revisioni, stabilisce che i prodotti connessi alla rete elettrica debbano rispettare soglie di consumo in stand-by sempre più basse. Questo ha portato nel tempo a televisori mediamente più efficienti. Ma la norma non può fare nulla per i milioni di apparecchi già installati nelle case, spesso acquistati anni fa e con consumi ben superiori agli standard attuali.
Cosa succede davvero quando premi il tasto sul telecomando
Molte persone credono genuinamente di spegnere il televisore quando premono il tasto power sul telecomando. In realtà, quella pressione invia un segnale infrarosso al ricevitore del televisore, che interpreta il comando e porta il dispositivo da uno stato di accensione piena a uno stato di stand-by. Il pannello si spegne, l'audio si azzera, l'immagine scompare. Ma l'elettronica di base rimane alimentata.
Questo meccanismo è intenzionale e risponde a una logica commerciale precisa: il consumatore vuole che il televisore risponda immediatamente al telecomando, senza dover aspettare un avvio completo del sistema operativo. Nei televisori smart moderni, il sistema operativo è spesso un vero e proprio OS embedded (Android TV, Tizen, webOS, Google TV) che richiede tempo per avviarsi se il dispositivo fosse davvero privo di alimentazione. La soluzione commerciale adottata dall'industria è stata mantenere i componenti essenziali sempre sotto tensione. Il costo energetico di questa scelta viene trasferito all'utente finale.
Va detto che alcuni produttori hanno introdotto modalità di stand-by profondo o spegnimento rapido che riducono drasticamente i consumi pur mantenendo la funzione di risposta al telecomando. Ma queste funzioni non sempre sono attivate di default, e spesso l'utente non sa nemmeno che esistono. Vale la pena esplorare le impostazioni del proprio televisore alla voce "risparmio energetico" o "eco mode": in molti modelli recenti è possibile attivare profili che abbassano significativamente il consumo in stand-by.
Le soluzioni pratiche: dalla ciabatta intelligente al gesto quotidiano
La soluzione più radicale e immediata è anche la più semplice: interrompere fisicamente l'alimentazione al televisore quando non lo si usa, specialmente durante la notte o durante lunghe assenze. Questo si può fare in tre modi principali. Il primo è usare la presa o l'interruttore fisico del televisore, laddove presente. Il secondo è collegare il televisore e tutti i dispositivi del comparto entertainment a una ciabatta multipresa dotata di interruttore on/off, da spegnere manualmente ogni sera. Il terzo è adottare una ciabatta intelligente — disponibile in commercio a prezzi contenuti, spesso sotto i 20-30 euro — dotata di timer programmabile o di controllo da smartphone, che può essere configurata per togliere l'alimentazione automaticamente in fasce orarie prestabilite.
La ciabatta con timer è particolarmente efficace perché elimina la componente comportamentale: non bisogna ricordarsi ogni sera di spegnere tutto, ci pensa il dispositivo. Impostando lo spegnimento automatico, ad esempio, tra mezzanotte e le sette del mattino, si eliminano almeno sette ore di stand-by inutile ogni giorno. Su base annua, significa ridurre il consumo in stand-by di quasi un terzo.
Un'altra opzione per chi vuole mantenere la comodità del telecomando senza rinunciare al risparmio è aggiornare il firmware del televisore e attivare le modalità di risparmio energetico avanzato presenti in molti modelli degli ultimi anni. Samsung, LG, Sony e altri produttori hanno introdotto funzioni che portano il consumo in stand-by a livelli vicini a zero (sotto 0,5 watt) pur garantendo una risposta al telecomando in pochi secondi. La verifica di queste impostazioni richiede al massimo cinque minuti nel menu di configurazione del televisore.
Il calcolo del risparmio reale nel lungo periodo
Chi considera queste misure spesso pensa che il risparmio sia troppo piccolo per giustificare un cambio di abitudine. Ma è utile ragionare su orizzonti temporali più lunghi e su scala di tutto il sistema domestico. Se una famiglia riesce a ridurre il consumo in stand-by dell'intero comparto elettronico — televisori, decoder, console, soundbar, router Wi-Fi, microonde, forno con display digitale, lavatrice con pannello sempre attivo — anche solo del 50%, il risparmio annuo può facilmente superare i 30-50 euro, a seconda del numero di dispositivi e dei loro consumi effettivi.
Proiettato su cinque anni, parliamo di 150-250 euro. Non è una cifra che cambia la vita, ma in un periodo storico in cui i costi energetici hanno subito forti oscillazioni e le famiglie cercano ogni margine di ottimizzazione della spesa, anche queste voci contano. In più, il gesto ha un impatto ambientale non trascurabile: ridurre i consumi in stand-by di tutti i dispositivi di una casa abbassa le emissioni di CO2 associate al consumo elettrico, contribuendo, sia pure in minima parte, alla riduzione dell'impronta carbonica domestica.
Quando comprare un televisore nuovo conviene davvero
Un'ultima considerazione riguarda la sostituzione degli apparecchi. Se si ha un televisore molto vecchio — diciamo acquistato prima del 2015 — con consumi in stand-by elevati e consumi attivi ben superiori ai modelli attuali, l'acquisto di un nuovo televisore di classe energetica elevata può essere giustificato anche dal punto di vista del risparmio energetico, a patto che si valuti con attenzione il confronto tra costo dell'acquisto e risparmio annuo atteso.
I televisori di nuova generazione hanno efficienza energetica notevolmente migliorata rispetto ai modelli di dieci anni fa, sia in uso attivo che in stand-by. Prima di procedere all'acquisto, vale però la pena confrontare le schede tecniche dei modelli considerati, verificando il consumo in stand-by dichiarato e il consumo tipico annuo. Questi dati sono obbligatoriamente presenti sull'etichetta energetica europea e nella documentazione tecnica del prodotto. Un televisore con etichetta F o G in termini di consumo annuo tipico, oggi, è semplicemente un costo che cresce nel tempo.
La vera presa di coscienza che questo tema richiede è semplice: ogni dispositivo elettronico connesso alla rete, in qualunque stato si trovi, consuma energia. Lo stand-by non è lo spegnimento. E il gesto di premere il tasto rosso sul telecomando, per quanto soddisfacente, non equivale a spegnere davvero il televisore. Sapere la differenza è il primo passo per decidere consapevolmente cosa fare con quella differenza.
Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2026
